Non lo diciamo solo noi: ANBI, Coldiretti, CIA e Confagricoltura chiedono più invasi
Il Consorzio del Prosecco ha già raccomandato ai suoi produttori di costruire bacini aziendali. Coldiretti Piemonte chiede di "costruire invasi" per salvare gli alpeggi. Ma se si allarga lo sguardo a livello nazionale, si scopre che è l'intero establishment agricolo italiano — associazioni di categoria, consorzi di bonifica, sindacati agricoli — a chiedere la stessa cosa, da anni, con dati alla mano.
C'è un modo semplice per capire se un'idea è solida: guardare chi altro, indipendentemente, arriva alla stessa conclusione. Negli ultimi mesi abbiamo raccolto le dichiarazioni pubbliche di ANBI, Coldiretti (a livello nazionale e in diverse regioni), CIA-Agricoltori Italiani, Confagricoltura e persino di un grande consorzio vitivinicolo come quello del Prosecco. Il messaggio è sorprendentemente coerente, e non viene da chi vende bacini o geomembrane: viene da chi rappresenta chi la terra la lavora ogni giorno.
ANBI: il "Piano Laghetti" e i 10.000 invasi entro il 2030
ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) è l'ente che riunisce i consorzi di bonifica italiani e pubblica un osservatorio settimanale sullo stato delle risorse idriche nazionali. Il suo presidente, Francesco Vincenzi, lo ripete da anni con dati precisi.
"Il problema è che riesce a trattenere solo l'11 per cento dell'acqua piovana contro, ad esempio, il 40 della Spagna, che deve fare i conti con precipitazioni inferiori."
— Francesco Vincenzi, Presidente ANBIANBI, insieme a Coldiretti, ha proposto un "Piano Invasi Multifunzionali" e un "Piano Laghetti" che punta a realizzare 10.000 nuovi invasi di piccola e media dimensione entro il 2030 — un progetto che, secondo le stime dell'associazione, porterebbe la quota di acqua piovana trattenuta dall'attuale 11% fino al 30-35%. Il direttore generale ANBI, Massimo Gargano, ha sintetizzato così il problema:
"Senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i bacini dei fiumi principali, l'acqua piovana, pur abbondante, è già defluita in mare."
— Massimo Gargano, Direttore Generale ANBIFonti: INU – ANBI, "Contro la siccità un Piano Marshall dell'acqua" · Domani – Sull'Italia gli invasi sono fermi da 50 anni · Terra e Vita – Osservatorio ANBI, il Po in affanno
Coldiretti: dal vertice nazionale alle sedi locali, stesso messaggio
A livello nazionale, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha condiviso con ANBI la richiesta di un piano invasi, in un'iniziativa congiunta delle due organizzazioni. Ma quello che colpisce di più è quanto lo stesso messaggio si ripeta, quasi identico, scendendo a livello regionale — su comparti completamente diversi.
Il presidente Alfonso Cavallo, dopo che la regione ha perso 12,66 milioni di metri cubi d'acqua dagli invasi in una sola settimana: "Bisogna realizzare gli invasi programmati, completare le infrastrutture e mettere in sicurezza il sistema idrico regionale".
Di fronte alla prima demonticazione anticipata di un mese nella storia recente della zona: "Serve una pianificazione seria: costruire invasi e ammodernare la rete idrica che disperde una quantità d'acqua inaccettabile".
CIA-Agricoltori Italiani: "Servono bacini anche aziendali e di piccole dimensioni"
CIA a livello nazionale collega esplicitamente le ondate di calore del 2026 (che secondo le sue stime rischiano di costare oltre 1,5 miliardi di euro all'agricoltura italiana) alla mancanza di invasi. Ma è la dichiarazione più recente, di CIA Marche, quella più interessante per chi valuta un bacino di dimensioni non industriali:
"Da anni chiediamo alla Regione di favorire la realizzazione di nuovi bacini idrici, anche aziendali e di piccole dimensioni, e di intervenire sugli invasi esistenti per aumentarne la capacità di accumulo durante l'inverno."
— CIA Marche, 18 agosto 2026È un dettaglio che vale la pena sottolineare: quando le associazioni di categoria parlano di invasi, non intendono solo le grandi dighe di competenza statale — parlano esplicitamente anche dei bacini aziendali, cioè della categoria di intervento più alla portata del singolo agricoltore.
Fonti: CIA Calabria – Caldo e siccità, danni per oltre 1,5 miliardi · Sanremonews – CIA Liguria chiede un piano regionale degli invasi · AnconaToday – CIA Marche, allarme siccità
Confagricoltura: dalla Pianura Padana al Piemonte
Anche Confagricoltura, su territori e comparti diversi, arriva alla stessa richiesta. A Parma il presidente Alessandro Gelfi chiede "la realizzazione di laghetti, bacini di captazione e invasi" per affrontare danni che, nell'ultimo ventennio, hanno superato i 15 miliardi di euro solo in Italia. In Piemonte, Confagricoltura collega esplicitamente grandi e piccoli invasi nella stessa strategia:
"Grandi invasi, piccoli bacini, reti irrigue efficienti e sistemi per la ricarica delle falde non sono alternative, ma parti di una stessa strategia."
— Confagricoltura PiemonteFonti: Confagricoltura Parma – Crisi idrica, l'intervento di Gelfi · PiacenzaSera – Confagricoltura, "Servono invasi" · Confagricoltura Cuneo – Confagricoltura Piemonte sulla siccità
Anche il mondo del vino: il Consorzio del Prosecco
Non è solo il mondo delle associazioni agricole generaliste. Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg — una delle denominazioni più importanti d'Italia — ha pubblicato uno studio ufficiale sul cambiamento climatico che raccomanda esplicitamente ai produttori la realizzazione di piccoli bacini aziendali ("microinvasi") per l'accumulo dell'acqua piovana. Ne parliamo nel dettaglio nell'articolo dedicato a Prosecco e siccità 2026.
Perché è importante distinguere i grandi invasi dai bacini aziendali
Quando si legge che "l'Italia è ferma da 50 anni" sugli invasi, ci si riferisce soprattutto alle grandi dighe di competenza statale — opere che richiedono pianificazione pubblica, finanziamenti importanti e tempi lunghissimi. Ma quasi tutte le dichiarazioni che abbiamo raccolto, in modo esplicito o implicito, includono anche una seconda categoria: i piccoli bacini aziendali di competenza regionale, che un singolo agricoltore o una singola azienda vitivinicola, olivicola o zootecnica può realizzare senza aspettare i tempi della programmazione statale.
È la stessa distinzione che emerge nelle parole di CIA Marche ("bacini idrici, anche aziendali e di piccole dimensioni") e di Confagricoltura Piemonte ("grandi invasi, piccoli bacini... parti di una stessa strategia"). Mentre si aspetta che i piani nazionali trovino finanziamento e attuazione, un bacino aziendale resta l'unica leva che un'azienda può azionare da sola, nei tempi di una singola stagione.
Cosa significa in pratica per chi lavora la terra
Le associazioni di categoria parlano di piani, percentuali e miliardi di metri cubi. Per una singola azienda agricola, vitivinicola, olivicola o zootecnica, la stessa logica si traduce in una domanda molto più concreta: dove posso accumulare l'acqua quando c'è, per averla disponibile quando serve? Ne parliamo nel dettaglio nelle pagine dedicate a seconda del contesto — irrigazione del vigneto, irrigazione oliveti, o abbeveraggio del bestiame in alta quota — oltre alla panoramica dei bandi regionali attivi per finanziare questi interventi.
Domande frequenti
È vero che l'Italia trattiene solo l'11% dell'acqua piovana?
È il dato più volte citato da ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica), secondo cui l'Italia riesce a trattenere circa l'11% delle precipitazioni annue contro il 40% della Spagna, un paese con precipitazioni inferiori ma un'infrastruttura di accumulo molto più sviluppata.
Cos'è il "Piano Laghetti" di ANBI?
È un piano proposto da ANBI insieme a Coldiretti che punta a realizzare 10.000 nuovi invasi di piccola e media dimensione entro il 2030, con l'obiettivo di portare la quota di acqua piovana trattenuta dall'attuale 11% fino al 30-35%.
Le associazioni agricole parlano solo di grandi dighe statali?
No. Diverse dichiarazioni, come quella di CIA Marche e di Confagricoltura Piemonte, includono esplicitamente anche i bacini aziendali di piccole dimensioni, distinguendoli dai grandi invasi di competenza statale ma inserendoli nella stessa strategia complessiva.
Perché conviene realizzare un bacino aziendale invece di aspettare i piani nazionali?
Perché i grandi piani infrastrutturali richiedono finanziamenti pubblici e tempi lunghissimi — l'Italia è "ferma da 50 anni" sulle grandi opere, secondo diverse fonti giornalistiche. Un bacino aziendale, di competenza regionale e dimensioni contenute, può essere realizzato nei tempi di una singola stagione, spesso con il supporto di bandi regionali attivi.
Non aspettare i tempi della programmazione nazionale
Mentre i piani infrastrutturali nazionali cercano finanziamento, un bacino aziendale è una scelta che la tua azienda può fare oggi. Valutiamo insieme fattibilità, dimensionamento e bandi regionali disponibili.
Richiedi una valutazioneFonti
- INU – ANBI, "Contro la siccità un Piano Marshall dell'acqua"
- Domani – Allarme siccità nel bacino del Po, sugli invasi l'Italia è ferma da 50 anni
- Terra e Vita – Osservatorio ANBI, il Po già in affanno
- Il Gazzettino BR – Coldiretti Puglia sugli invasi
- CIA Calabria – Caldo e siccità, danni per oltre 1,5 miliardi
- Sanremonews – CIA Liguria chiede un piano regionale degli invasi
- AnconaToday – CIA Marche, allarme siccità
- Confagricoltura Parma – Crisi idrica, l'intervento di Gelfi
- PiacenzaSera – Confagricoltura, "Servono invasi"
- Confagricoltura Cuneo – Confagricoltura Piemonte sulla siccità